ANTI - Associazione Nazionale Tributaristi Italiani

 

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pdf G. Marongiu - A. Marcheselli - Per una giustizia tributaria forte, indipendente, giusta ed efficiente - maggio 2016

1. PREMESSA.
È ormai opportunamente diffusa la consapevolezza dell’importanza di un rafforzamento della giustizia tributaria, giurisdizione fondamentale per l’equilibrio e sviluppo economico del Paese e la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini, nella duplice veste di fruitori dei servizi pubblici e soggetti ai tributi.
Questa giusta spinta riformatrice deve garantire la piena realizzazione di due condizioni: la piena indipendenza e la professionalità specialistica del giudice dei tributi.
La prima condizione, l’indipendenza, è requisito comune a tutti gli organi facenti parte della Giurisdizione, cui appartiene, come ormai è dato consolidato e acquisito, la Giustizia Tributaria.
La professionalità specialistica è, invece, un tratto distintivo di una giurisdizione che è chiamata usualmente a risolvere controversie, oltre che, spesso, di valore economico rilevantissimo, di grandissima complessità tecnico-giuridica.
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2. VERSO LA PIENA INDIPENDENZA E UNA PROFESSIONALITÀ SPECIALISTICA.
Sotto il primo aspetto, quello della indipendenza, appare ormai improcrastinabile il superamento di un dato, nettamente distonico e proprio di una realtà giuridica tramontata: l’inquadramento di molte funzioni correlate al servizio della Giustizia tributaria, sia pure dal punto di vista amministrativo e gestionale, nel plesso organico del Ministero della Economia. Si tratta di un inquadramento ormai inattuale e idoneo a determinare un palese vulnus nel requisito di apparenza di indipendenza del giudice, requisito indefettibile della giurisdizione in base alla consolidata giurisprudenza interna e internazionale.
Sotto il secondo aspetto, quello della professionalità specialistica, occorre immaginare un percorso che conduca a una magistratura professionale, costituita da specialisti della materia. Per la decisione delle controversie tributarie occorre una cultura speciale, che non si esaurisce nella cultura giuridica generalista, ma non coincide neppure con il solo dominio delle discipline economiche e aziendalistiche, atteso che richiede il sicuro dominio dei temi procedimentali e processuali applicati a materie commerciali: il giudice tributario già è il tribunale amministrativo dei tributi.
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3. UN BREVE CENNO ALLE COMMISSIONI TRIBUTARIE.
Precisiamo che siamo contrari all’abolizione delle Commissioni tributarie (come si legge in una recente proposta di legge) per le ragioni già espresse (si veda G. MARONGIU, Le Commissioni tributarie da giudice specializzato a giudice togato: una proposta, in Studi in onore di Enrico De Mita, 2 voll. Napoli, Jovene, 2012, vol. secondo).
A queste osservazioni soggiungiamo:
1°) che le Commissioni tributarie hanno, non a caso, una storia più che secolare;
2°) che, tra il 1968 e il 1970, allorquando la c.d. giurisprudenza “Sandulli” spazzò via dall’ordinamento italiano, tutti i giudici speciali, significativamente, nel 1969, “salvo” le Commissioni tributarie, auspiscandone la sempre maggiore indipendenza e professionalità (suggerimenti che il legislatore seppure a fatica ha seguito);
3°) che il giudice specializzato tributario non è un giudice di una mera obbligazione ma è il giudice del legittimo esercizio di un potere, il potere impositivo.
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4. UN PERCORSO GRADUALE E PROGRESSIVO. UNA NUOVA “CASA” PER LA GIUSTIZIA TRIBUTARIA.
Agli approdi, sopra delineati, che appaiono irrinunciabili, si può pervenire, quindi, attraverso un percorso graduale, proporzionato e ragionevole, con interventi mirati e progressivi.
Il primo passo è, necessariamente, un urgente, nuovo inquadramento della giustizia tributaria, sia per quanto concerne il plesso dei giudici, sia per quanto attiene al personale amministrativo, sia per quanto attiene alla dotazione e gestione di mezzi finanziari e materiali. Tra i vari inquadramenti possibili il più equilibrato e armonico, atto a garantire indipendenza ma anche a riconoscere la specialità della materia e delle competenze, ci pare essere la Presidenza del Consiglio dei Ministri, presso il cui Servizio per il personale delle Magistrature si propone di trasferire la totalità delle competenze, già solo in parte spettanti, con riferimento alla Giustizia tributaria (in questo senso si veda anche un articolo pubblicato su “Il fisco” n. 35 del 21 settembre 2015 a firma di M. Cicala).
Nel contempo la gestione del personale amministrativo e la determinazione e gestione degli stanziamenti finanziari per il funzionamento della giustizia tributaria dovrebbero essere trasferiti dalle articolazioni del Ministero dell’Economia.
Il modello di riferimento ultimo e ottimale non può che essere quello della gestione amministrativa e finanziaria prevista, per il Consiglio di Stato e i Tribunali Amministrativi Regionali, dalla legge 27 aprile 1982, n. 186.
Tale trasferimento può essere realizzato gradatamente, attraverso il trasferimento delle funzioni dal Ministero della Economia alla Presidenza del Consiglio, per poi attestarsi progressivamente sul regime di autonomia gestionale proprio di un potere giudiziario indipendente.
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5. UN NUOVO GIUDICE.
Per quanto invece attiene allo status del giudice tributario, occorre puntare alla creazione, quale approdo finale, di un giudice specializzato e professionale, con caratteristiche assimilabili a quelle di un Tribunale Amministrativo dei Tributi e di una Corte di Appello amministrativa dei tributi, con giudici assunti in base a concorso che selezioni la competenza specifica necessaria.
Da valutare, altresì, l’opportunità del rafforzamento della specializzazione anche della giurisdizione apicale, con la possibile articolazione di una Cassazione Tributaria, con percorsi formativi, se non ordinamentali, specialistici. Contrarietà va fermamente manifestata quanto alla possibile, ulteriore, riduzione delle ipotesi di possibile accesso alla giurisdizione di legittimità. Da un lato, l’attuale formulazione dell’art. 360 c.p.c. appare già particolarmente restrittiva, non sembrando potersi procedere oltre senza sacrificare diritti e garanzie, dall’altro non è limitando da ora l’accesso al terzo grado del giudizio che si può efficacemente risolvere il problema dell’arretrato. Esso può essere meglio gestito attraverso sezioni stralcio e una opportuna selezione delle controversie seriali, per il passato. Per il futuro, è poi essenziale rimarcare che una Corte di legittimità specializzata implica una giurisprudenza ferma e autorevole, naturalmente idonea a scoraggiare liti pretestuose, per il futuro.
Al risultato di un giudice di merito professionale e specialista appare opportuno, però, giungere attraverso un percorso cauto e graduale che, transitoriamente, valorizzi le professionalità, specialistiche, già in dotazione delle attuali commissioni tributarie.
Le Commissioni, in tale regime transitorio, dovrebbero essere trasformate in Tribunali e Corti di Appello amministrative tributarie, inquadrate come nel paragrafo che precede, con opportuna valorizzazione delle specialità e competenze anche attraverso le Sezioni Specializzate previste dal nuovo testo dell’art. 6 D. Lgs. 545/1992.
In esse, per le sezioni dedicate alle controversie in materia commerciale e societaria complesse, potrebbero trovare particolare collocazione le professionalità specialistiche già presenti nel corpo giurisdizionale (ad esempio, prevedendosi regole adeguate per la formazione di collegi a composizione precostituita che garantisca la presenza di esperti).
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6. INDIPENDENZA E AUTOGOVERNO.
In tale contesto, parallelamente e armonicamente con quanto previsto per le altre magistrature e i relativi organi di autogoverno, dovrebbe conservare la sua posizione, in raccordo con le funzioni amministrative della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Consiglio di Presidenza della Giustizia tributaria, la cui autonomia gestionale e finanziaria e autodichia appaiono indefettibili, come quelle degli organi di autogoverno della magistrature amministrative.

 

(Alberto Marcheselli) (Gianni Marongiu)

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