ANTI - Associazione Nazionale Tributaristi Italiani

 

CFE

Sezione Friuli Venezia Giulia - Inaugurazione anno giudiziario 2015 - Intervento Dott. Lunelli e Relazione Dott. Castellano 2/3/2015

INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2015
DELLA GIUSTIZIA TRIBUTARIA NELLA REGIONE F.V.G.
Trieste, lunedì 2 marzo 2015.


Intervento di Roberto Lunelli,
Presidente Regionale (e Presidente Nazionale Vicario) dell’A.N.T.I. – Associazione Nazionale Tributaristi Italiani.
PREMESSA
Qualsiasi istituzione è tanto più efficiente quanto lo sono i suoi componenti; di qui la maggiore attenzione che va dedicata, anche nel contenzioso tributario, all’Organo giudicante piuttosto e prima ancora che al processo.
Sui GIUDICI
1. Per realizzare, in concreto, la “giustizia tributaria” i giudici tributari devono essere qualificati; e competenti in materia - non solo processuale, ma anche - di accertamento e sostanziale (i tributi, le sanzioni amministrative, ecc.).
Doveroso il mio apprezzamento per gli attuali “giudici onorari”, che dedicano tempo e impegno a fronte di compensi che spesso non consentono neanche di coprire le “spese vive”, ma un settore delicato e complesso come quello tributario reclama “giudici professionali” e a tempo pieno, con uno status giuridico e un trattamento economico equivalente a quello dei magistrati delle altre giurisdizioni.
Solo con una “preparazione di base” e disponendo del tempo necessario, essi potranno approfondire la materia tributaria (in continua evoluzione), aggiornarsi (in proprio o partecipando a corsi e seminari di studio) … e, soprattutto, esaminare – funditus – il contenuto dei fascicoli loro affidati … e dedicarsi – altresì – ad attività collaterali molto utili, come la realizzazione di quel MASSIMARIO delle Sentenze. Il quale – con la collaborazione dei professionisti (ANTI compresa) – potrebbe costituire una “bussola” sia per l’Amministrazione finanziaria che per i contribuenti e i loro consulenti … e per gli stessi giudici, che potrebbero utilizzare, nell’esercizio della loro funzione, “precedenti” (di merito e di legittimità) relativi a casi similari: non per (acriticamente) adeguarvisi, ma per arricchirli o (motivatamente) smentirli.
Oltre che ottenere “giustizia”, si potrà così “contenere” in termini fisiologici l’attuale (diffusa) propensione a valersi – in tutti i casi in cui sia possibile – degli ISTITUTI DEFLATIVI del contenzioso, che vanno – sia chiaro – conservati, anzi potenziati, ma che - a parte l’esigenza di un loro coordinamento - non possono diventare il “surrogato” di una giustizia tributaria che non assicura quella ponderazione e affidabilità che le parti del giudizio (entrambe) richiedono.
2. In proposito – e per restare nell’ambito degli Organismi giudicanti – mi limito a richiamare quella disposizione dell’art. 10 della L. Delega che prevede “la eventuale composizione monocratica dell’organo giudicante in relazione a controversie di modica entità e comunque non attinenti a fattispecie connotate da particolari complessità o rilevanza economico-sociale”. E’ evidente che sarebbe stato opportuno che fossero specificati i limiti sia quantitativi (la “modica entità”) che qualitativi (la “semplicità e scarsa rilevanza sul piano economico-sociale”), ma ritengo che debba essere data attuazione a tale disposizione … anche se il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria ha manifestato, al riguardo, le sue perplessità. Per un certo verso condivisibili, perché un Organo collegiale – soprattutto se composto da giudici togati e laici, di formazione giuridica ed economica – è preferibile, ma siccome una delle condizioni per una riforma del settore è che non comporti costi aggiuntivi (… anzi, se possibile, li riveda “al basso”) considero opportuna la riedizione del giudice monocratico, una volta che sia professionale e a tempo pieno. Non si dimentichi che, spesso “il meglio è nemico del buono”.
In base ai “numeri” (relativi al 2014), diffusi dal Presidente del G.P.G.T. nella Relazione di apertura dell’Anno giudiziario tributario (a Roma, il 19 febbraio u.s.) * più della metà dei ricorsi pendenti in Commissione Tributaria Provinciale e quasi un terzo degli appelli di fronte alla Commissione Tributaria Regionale riguarda controversie di valore fino a 2.582,28 euro: ma rappresenta rispettivamente lo 0,40% o lo 0,12% in termini di valore;
* l’1% dei ricorsi e meno del 2% degli appelli riguarda controversie di valore superiore al milione di euro; ma quell’1% o 2% costituisce, in termini di valore, più del 70% della materia del contendere complessiva.
Si tratta di dati che si ripetono (con poche differenze) nel tempo, per cui ritengo non solo praticabile, ma auspicabile che
* le controversie quanto meno fino a 2.500 euro di valore e non particolarmente complesse né rilevanti sul piano economico-sociale siano affidate ad un giudice monocratico (che, tra l’altro, potrebbe essere “specializzato”, nelle varie materie e far venir meno l’istituto ibrido del
“reclamo/mediazione”, con ben maggiori garanzie di indipendenza …);
* le (relativamente) poche controversie veramente “importanti”, per importo e/o rilievo economicosociale, siano affidate ad un Collegio a composizione mista, composto da giudici togati e laici, dotati di quelle competenze trasversali che spesso tali vertenze richiedono; e si svolgano, se del caso, non nei ristretti tempi delle attuali udienze (in cui, in una mattinata, si discutono dieci o venti cause), ma nel tempo richiesto per un vero e proficuo “dibattito” fra le parti …; per proseguire, se necessario, con una seconda udienza; e, se non basta, con una terza. Se le cause, che richiedono tali misure sono relativamente poche, questo si può fare … adeguandosi a quanto avviene nei Paesi tributariamente più evoluti …
La presenza di giudici professionali a tempo pieno nei giudizi di merito costituirebbe una garanzia in più per tutte le parti in causa, con una (probabile) drastica riduzione di quei “ricorsi per cassazione”, che comportano tempi lunghi (una media di 5 anni e mezzo) per “chiudere” definitivamente una “lite tributaria”: senza dare maggiore affidabilità e, viceversa, offuscando uno dei pregi del “processo tributario” (propriamente detto), che impiega, nei due gradi, una media di 4 anni e mezzo a livello nazionale e circa 3 anni nella nostra Regione. E’ del tutto irragionevole, infatti, che la Corte di Cassazione sia costretta ad emettere, ogni anno, da sette a otto mila Provvedimenti (tra Sentenze e Ordinanze) di natura tributaria, con inevitabili deroghe a quella nomofilachia di cui dovrebbe essere portatrice e garante.
Sul PROCESSO TRIBUTARIO.
3. E’ probabile che il Legislatore recepisca le richieste formulate dagli addetti ai lavori e, così proceda, in sede di decreto delegato
a) alla estensione anche al 2° grado di giudizio della conciliazione giudiziale (con sanzioni al 50%) e della tutela cautelare (cioè della cd. “sospensiva”), che attualmente – basandosi sulla giurisprudenza di legittimità – viene concessa in talune Regioni e non in altre;
b) alla immediata esecutorietà delle Sentenze dei giudici tributari, con ciò risolvendo anche il problema delle controversie da rimborso, ancorchè la regolamentazione debba essere ben meditata, per contemperare le opposte esigenze;
c) alla regola - finora largamente elusa, ma anche di recente ribadita - di soccombenza nelle spese di giudizio, con intento non solo risarcitorio, ma anche dissuasivo; e, soprattutto
d) a un crescente utilizzo della posta elettronica certificata (come si legge nella delega), per finalmente dare attuazione, senza ulteriori indugi, a quel processo tributario telematico (di cui stiamo parlando da 10 anni e forse più, ma) che ancora non è “decollato”, nonostante i suoi indiscutibili pregi in termini di comodità, efficienza e tracciabilità.
Mi piacerebbe, peraltro, che la revisione del processo prevedesse anche la facoltà – non considerata dalla Legge delega – che il giudice disponga la comparizione delle parti quando ritiene di dover meglio comprendere i “fatti” e il contesto dell’accertamento, con particolare riferimento alle sanzioni; e venisse reintrodotta la “regola” della pubblica udienza, per evitare quelle situazioni spiacevoli che talora si verificano quando i difensori - questa volta - non sono professionali o i contribuenti pensano di potersi difendere da soli ...
CONCLUSIONE
La Giustizia tributaria richiede che il Legislatore delegato proceda a
a) una (profonda) RIFORMA che delinei una nuova figura di GIUDICE tributario, di regola collegiale a composizione mista, ma monocratico per le cause ritenute “minori”: sempre, però, professionale e a tempo pieno, con il relativo status giuridico ed economico;
b) una (semplice) REVISIONE del PROCESSO tributario che merita - dopo 20 anni - di essere “messo a punto” nella disciplina di qualche istituto e, soprattutto, nelle modalità di svolgimento; rendendolo – quanto prima – telematico.

 

Roberto Lunelli

 

 

In allegato si troverà anche la relazione del Dott.. Castellano, Presidente della Commissione Tributaria Regionale per il Friuli Venezia Giulia

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