ANTI - Associazione Nazionale Tributaristi Italiani

 

CFE

Sezione Marche delegazione Abruzzo - Inaugurazione anno giudiziario 2015 - Intervento Dott. Albo e Relazione Dott. Frisina 13/3/2015

 

INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 2015
DELLA GIUSTIZIA TRIBUTARIA NELLA REGIONE MARCHE
Ancona – Palazzo della Prefettura – Piazza del Plebiscito 1
Venerdì 13 marzo 2015


Intervento di Riccardo Albo, Vice – Presidente Nazionale dell’A.N.T.I. – Associazione Nazionale Tributaristi Italiani.

 

Al Signor Presidente, dott. Antonio Frisina un vivo ringraziamento per il cortese e gradito invito Alle Autorità religiose, civili e militari presenti porgo il mio rispettoso saluto quale Vice – Presidente Nazionale dell’A.N.T.I. – Associazione Nazionale Tributaristi Italiani.
L’Associazione che mi pregio di rappresentare è stata costituita nel lontano 1949, per volontà ed iniziativa dell’allora Ministro delle Finanze Ezio Vanoni, con lo scopo di divulgare le norme tributarie con conferenze, congressi, convegni, incontri di studio, riviste; il tutto grazie al prezioso contributo di giudici tributari, docenti universitari, notai, avvocati, commercialisti, alcuni dei quali facenti parte del Comitato Consultivo delle Commissioni Finanze del Parlamento, tutti accomunati dalla passione per lo studio del diritto tributario.
Il mio intervento avrà ad oggetto solo alcuni aspetti dell’art. 10 della Delega Fiscale deputata ad indicare, almeno nelle intenzioni, criteri specifici in base ai quali si dovrebbe svolgere il processo tributario prossimo.


1) Rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente.
Allo stato attuale, ripristinando ciò che la Corte Costituzionale negli 50 del secolo scorso aveva bandito (solve et repete!) il contribuente, in forza del sistema di riscossione frazionata in pendenza di giudizio, è chiamato a corrispondere somme ancor prima di sapere se avrà torto o ragione e, allo stesso tempo, in caso di controversie aventi ad oggetti rimborsi, a fronte di sentenze favorevoli, la restituzione delle somme è sempre oggetto di difficoltà non ben identificate; il tutto in un contesto economico particolarmente difficile. Evidentemente non è un problema di lotta all’evasione che è e resta sacrosanta; ma di evitare la “condanna” del contribuente dal punto di vista economico e sociale, prima che giudiziale.
Scorrendo il D.Lgs. 546/92, le parti in giudizio non godono sempre della parità necessaria a garantire un corretto svolgimento dei processi. Basti pensare al rispetto dei termini processuali che dovrebbero essere perentori ed ordinatori per tutti (vedasi costituzione in giudizio); e ancora con
riferimento all’istituto dell’estinzione del giudizio che non dovrebbe riguardare l’intero processo (rendendo definitivo l’atto impugnato) bensì il grado affetto da tale evento giudiziale, così da far rivivere l’ultima sentenza pronunciata.
Ma gli aspetti che dovrebbero rafforzare in maniera importante la tutela giurisdizionale del contribuente sono l’estensione della tutelare cautelare a tutti i gradi di giudizio e l’immediata esecutorietà delle sentenze.

 

La tutela cautelare è connotato indefettibile del diritto di difesa; consentendo la sua espressione anche nei gradi successivi al primo (inserendo l’inciso “in ogni grado di giudizio”) e subordinandola al solo danno grave causato (eliminando dal dettato normativo la parola “Irreparabile”), si renderebbe il contribuente sullo stesso piano dell’Erario.
Sul punto la giurisprudenza, a tutti i livelli, si è più volte pronunciata ma in maniera non univoca esprimendo, ancora, nonostante le indicazioni del Giudice delle Leggi, orientamenti discordanti. Sarebbe auspicabile, nelle more della codificazione di suddetto indirizzo, un’uniformità di comportamenti almeno tra le varie sezioni della medesima commissione.
Altro principio è la c.d. “immediata esecutorietà delle sentenze”, con specifico riferimento alla tematica dei rimborsi, quando, cioè, a dover corrispondere denari è l’Erario. L’indicazione della delega è certamente apprezzabile; la sua puntuale applicazione, unitamente all’estensione delle tutela cautelare, determinerebbe certamente un importante e corretto controbilanciamento all’attuale riscossione frazionata in pendenza di giudizio che, spesso e volentieri, come già evidenziato, condanna un contribuente prima della stessa giustizia tributaria .
In definitiva, il rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente se correttamente e saggiamente sviluppata, inciderà sul processo tributario, ma al solo fine di garantire un efficiente attuazione del tributo giusto e non solo una veloce acquisizione del gettito.
2) Quindi rivolgo l’attenzione ai giudici tributari. Sorvolo sul principio della terzietà, tema già troppo dibattuto, mi soffermo sulla figura del giudice monocratico. Tale figura dovrebbe garantire una velocizzazione del processo tributario: direttamente per le controversie di minore complessità e valore e indirettamente per tutte le altre. La scelta è certamente apprezzabile anche se va ben coordinata con gli istituti deflattivi del contenzioso già rodati (vedasi il D.Lgs. 218/97) e da sperimentare (il c.d. “nuovo ravvedimento operoso”): l’autotutela e l’eventuale procedura di accertamento con adesione, nei fatti, trovano un perfetto duplicato nella procedura di reclamo (=autotutela) e mediazione (=accertamento con adesione). Parimenti il giudice monocratico, sempre nei fatti, assolverebbe ad una funzione, attualmente propria dell’Agenzia delle Entrate (=reclamo/mediazione). Ora, se tra gli slogan della delega ritroviamo la “semplificazione”, probabilmente, tra autotutela/accertamento con adesione, reclamo/mediazione e giudice monocratico, qualcuno è di troppo.
La figura del giudice monocratico non può che essere accolta con favore, ma non può prescindere da un contesto nel quale siano assicurati e particolarmente curati qualificazione ed aggiornamento professionale; decidere da soli è obiettivamente differente che assumere decisioni collegiali e richiede una forte specializzazione nel diritto tributario e nel processo tributario. In effetti, il potenziamento della qualificazione professionale rientra tra i criteri direttivi della delega; è auspicabile che tale risultato venga perseguito con la previsione di adeguati programmi che assicurino il costante aggiornamento professionale.
La funzione nomofilattica della Corte di Cassazione è sempre più messa in discussione. Basti pensare alla confusione in materia di conferimento e cessione d’azienda: dove si arriva ad ignorare la semplice differenza (chiaramente espressa dal legislatore) tra corrispettivo (pagato - T.u.i.r) e valore di mercato (ipotizzato – T.u.r.); o addirittura si ritiene esplicitamente non elusiva secondo il T.u.i.r. un certo

La tutela cautelare è connotato indefettibile del diritto di difesa; consentendo la sua espressione anche nei gradi successivi al primo (inserendo l’inciso “in ogni grado di giudizio”) e subordinandola al solo danno grave causato (eliminando dal dettato normativo la parola “Irreparabile”), si renderebbe il contribuente sullo stesso piano dell’Erario.
Sul punto la giurisprudenza, a tutti i livelli, si è più volte pronunciata ma in maniera non univoca esprimendo, ancora, nonostante le indicazioni del Giudice delle Leggi, orientamenti discordanti. Sarebbe auspicabile, nelle more della codificazione di suddetto indirizzo, un’uniformità di comportamenti almeno tra le varie sezioni della medesima commissione.
Altro principio è la c.d. “immediata esecutorietà delle sentenze”, con specifico riferimento alla tematica dei rimborsi, quando, cioè, a dover corrispondere denari è l’Erario. L’indicazione della delega è certamente apprezzabile; la sua puntuale applicazione, unitamente all’estensione delle tutela cautelare, determinerebbe certamente un importante e corretto controbilanciamento all’attuale riscossione frazionata in pendenza di giudizio che, spesso e volentieri, come già evidenziato, condanna un contribuente prima della stessa giustizia tributaria .
In definitiva, il rafforzamento della tutela giurisdizionale del contribuente se correttamente e saggiamente sviluppata, inciderà sul processo tributario, ma al solo fine di garantire un efficiente attuazione del tributo giusto e non solo una veloce acquisizione del gettito.
2) Quindi rivolgo l’attenzione ai giudici tributari. Sorvolo sul principio della terzietà, tema già troppo dibattuto, mi soffermo sulla figura del giudice monocratico. Tale figura dovrebbe garantire una velocizzazione del processo tributario: direttamente per le controversie di minore complessità e valore e indirettamente per tutte le altre. La scelta è certamente apprezzabile anche se va ben coordinata con gli istituti deflattivi del contenzioso già rodati (vedasi il D.Lgs. 218/97) e da sperimentare (il c.d. “nuovo ravvedimento operoso”): l’autotutela e l’eventuale procedura di accertamento con adesione, nei fatti, trovano un perfetto duplicato nella procedura di reclamo (=autotutela) e mediazione (=accertamento con
adesione). Parimenti il giudice monocratico, sempre nei fatti, assolverebbe ad una funzione, attualmente propria dell’Agenzia delle Entrate (=reclamo/mediazione). Ora, se tra gli slogan della delega ritroviamo la “semplificazione”, probabilmente, tra autotutela/accertamento con adesione, reclamo/mediazione e giudice monocratico, qualcuno è di troppo.
La figura del giudice monocratico non può che essere accolta con favore, ma non può prescindere da un contesto nel quale siano assicurati e particolarmente curati qualificazione ed aggiornamento professionale; decidere da soli è obiettivamente differente che assumere decisioni collegiali e richiede una forte specializzazione nel diritto tributario e nel processo tributario. In effetti, il potenziamento della qualificazione professionale rientra tra i criteri direttivi della delega; è auspicabile che tale risultato venga perseguito con la previsione di adeguati programmi che assicurino il costante aggiornamento professionale.
La funzione nomofilattica della Corte di Cassazione è sempre più messa in discussione. Basti pensare alla confusione in materia di conferimento e cessione d’azienda: dove si arriva ad ignorare la semplice differenza (chiaramente espressa dal legislatore) tra corrispettivo (pagato - T.u.i.r) e valore di mercato (ipotizzato – T.u.r.); o addirittura si ritiene esplicitamente non elusiva secondo il T.u.i.r. un certo tipo di operazione (conferimento ex art. 176) e, al contempo, perseguibile per intenti elusivi lo stesso tipo di operazione in applicazione del T.u.r. (art. 20), in barba al legittimo affidamento.
Anche il giudice delle leggi, recentissimamente, ha assunto posizioni che destano preoccupazione; il riferimento è alla sentenza n. 10 del 2015 in materia di robin tax con la quale, pur riconoscendone l’incostituzionalità, ne impedisce l’effetto retroattivo per questioni di equilibrio di bilancio dello Stato (art. 81 Cost.), vanificando la tutela dei diritti del contribuente. In sostanza, la Corte Costituzionale pare aver introdotto il seguente principio: “se l’imposta controversa è di grossa entità la Corte negherà la retroattività se di piccola entità la concederà” (E. De Mita, Il sole 24 Ore dell’8 marzo 2015).
Quanto evidenziato è espressione di un’unica esigenza: garantire alla giustizia tributaria autorevolezza, solidità e attenzione alla realtà ed alle sue evoluzioni così da scoraggiare l’accesso pretestuoso al giudizio e, al contempo, favorire il fare giustizia. Tutto ciò richiede un passaggio obbligato: il
“giudice tributario a tempo pieno”; un giudice che venga messo nelle condizioni, anche economiche, di ben operare; tematica, questa, da sempre oggetto di riflessione che, se adeguatamente affrontata, dovrebbe consentire di “processare meglio e processare meno”.
Presidente, concludo ringraziandoLa ancora per l’invito, così come ringrazio i presenti che hanno avuto la bontà di ascoltarmi.

 

Riccardo Albo
Vice – Presidente Nazionale dell’A.N.T.I. –
Associazione Nazionale Tributaristi Italiani.

 

 

In allegato è presente anche la relazione del Dott. Frisina, Presidente della Commissione Tributaria Regionale delle Marche.

 

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