ANTI - Associazione Nazionale Tributaristi Italiani

 

CFE

In ricordo di Victor Uckmar

in ricordo di Victor Uckmar

 

Care amiche e cari amici,

 

scrive Ugo Foscolo: “Sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna; e se pur mira dopo l’esequie, errar vede il suo spirto fra il compimento dei templi Acherontei, o ricovrarsi sotto le grandi ale del perdono d’Iddio; ma la sua polve lascia alle ortiche di deserta gleba ove né donna innamorata preghi, né passeggier solingo oda il sospiro che dal tumulo a noi manda Natura”.

Ma la nostra grande presenza testimonia che il prof. Victor Uckmar non è solo.

E ben a ragione anche se non è certo mia intenzione ripercorrere l’intera sua vita professionale, avvocato noto e celebre in tutta Italia e non solo.

Ma almeno un cenno merita il suo profilo di docente universitario.

La prima ragione di gratitudine di tutti noi è legata alla fedeltà alla Facoltà di giurisprudenza genovese.

Non è certo un segreto che a Victor Uckmar fu ripetutamente offerto il passaggio ad altre sedi ritenute di maggior importanza o, comunque, di maggior richiamo per attività extra-accademiche.

Egli ha sempre rifiutato considerando la Facoltà genovese, nella quale è stato studente, assistente, professore incaricato e poi professore ordinario e professore “emerito”, come la Sua facoltà.

Da questa fedeltà hanno tratto largo beneficio tante generazioni di studenti, per i quali è diventato un maestro.

Un maestro che ha saputo creare una scuola che, nel susseguirsi delle generazioni, si è continuamente rinnovata nella qualità e nella quantità.

Insomma, per usare il linguaggio della musica, un maestro che è diventato, al contempo, un direttore d’orchestra.

Ma quali spartiti ha interpretato? Ne ha interpretati e ne ha creati di nuovi.

Per comprenderlo è sufficiente riandare agli anni “50” quando Victor Uckmar era un trentenne e ricordare “La tassazione degli stranieri in Italia” (1955) e i “Principi comuni di diritto costituzionale tributario” (1958).

Il prof. Uckmar, unitamente a pochi altri, comprese, già negli anni “50”, che il Costituente non ha sancito alcuna supremazia, ma ha inteso indicare una linea di equilibrio tra il dovere di contribuire di tutti e il diritto ad essere tassati secondo canoni costituzionalmente predeterminati di cui la Corte costituzionale deve essere custode.

Insomma il prof. Uckmar ha avuto la rara dote di sapere coniugare studio, attenta riflessione e conoscenza della pratica realtà.

E proprio questa constatazione mi induce a ricordare la sua creatura preferita, la rivista “Diritto e Pratica Tributaria”.

E’ la rivista, che il professore ha guidato per più di mezzo secolo, con una cura che non esiterei a definire amorevole.

“Diritto e Pratica Tributaria” ha così assolto e assolve un’importante funzione nell’ambito degli studi di diritto fiscale soprattutto perché il prof. Uckmar ha sempre ospitato i lavori di tutti coloro che riteneva meritassero senza chiedersi, e senza chiedere, a quali scuole si ascrivessero.

Come tutti coloro che fanno della conoscenza uno strumento di orientamento e non di dominio, Victor Uckmar è stato sempre pronto ad accogliere chiunque gli si rivolgesse in cerca di un suggerimento o di un aiuto. “Diritto e Pratica Tributaria” così ha contribuito alla formazione della generalità dei cultori del diritto tributario.

In questo, e cioè nell’attenzione continua per i giovani (giovani studenti, giovani studiosi e giovani avvocati) il prof. Uckmar è stato e rimane un Maestro.

In sintesi, caro professor Uckmar, è indubitato che Lei ha avuto, dalla Provvidenza, molti doni, ma è altrettanto vero che ha saputo usarne tanti e bene.

Quindi, a Lei, va la testimonianza di una grande stima, di una memore riconoscenza, di un profondo affetto.

Gianni Marongiu

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